Se esiste un ingrediente capace di trasformare un semplice piatto di pasta in un'esperienza gastronomica indimenticabile, è proprio il tartufo. Questo diamante nero (o bianco) della terra è molto più di un fungo: è un concentrato di mistero, di aromi boschivi e di terroir italiano. Oggi vi porterò in viaggio, dalle radici delle querce tartufigene fino al vostro piatto, seguendo i precetti della prestigiosa Accademia della Cucina Italiana.

La storia d'amore tra l'Italia e il tartufo non è recente. Più di 2.000 anni, i Romani cedevano già al suo profumo ammaliante, considerandolo un dono degli dei. Nel corso dei secoli, è diventato il pilastro dell'alta gastronomia italiana. Oggi l'Italia si impone come leader europeo di questo tesoro, con una menzione speciale per il Piemonte.
Questa regione è rinomata in tutto il mondo per i suoi tartufi bianchi d'Alba e i suoi tartufi neri carnosi, veri gioielli che amiamo valorizzare nei nostri laboratori.
Raccolta del tartufo
La raccolta del tartufo, o caccia al tartufo, è un rituale quasi sacro. Nascosto gelosamente dalla terra, vicino alle radici degli alberi, il tartufo non si scopre facilmente. È qui che entra in gioco il migliore amico dell'uomo: il cane da tartufo. Grazie a un fiuto straordinario, questi cani individuano l'odore caratteristico del fungo. Con un delicato grattare del terreno, rivelano la pepita senza mai danneggiarla. È questa cura estrema, dalla terra alla cucina, che giustifica la rarità e il prestigio di questo prodotto d'eccezione.

La ricetta della pasta al tartufo
Dopo aver esplorato la storia e i misteri della raccolta, passiamo ai fornelli. Con i laboratori Orgasta, non ci limitiamo a mettere il tartufo su un piatto: lo integriamo nel cuore stesso della materia. Ecco come realizzare la pasta fresca con scaglie d'oro nero.
Gli ingredienti: la purezza prima di tutto
Per 4 persone, puntate sulla qualità eccezionale dei prodotti:
- 400 g di farina di semola di grano duro (la nostra preferita per una tenuta perfetta).
- 4 uova fresche (biologiche o da allevamento all'aperto per un colore ambrato).
- 1 cucchiaio di olio extravergine d'oliva (per la morbidezza).
- 20 g di tartufo nero (o bianco), grattugiato finemente.
Il rituale di preparazione
La nascita della pasta
Sul vostro piano di lavoro, formate una fontana con la semola di grano duro. Al centro, disponete le uova e l'olio d'oliva. Con una forchetta, sbattete le uova incorporando progressivamente la farina. Lavorate poi l'impasto a mano per 10 minuti: deve diventare liscio, elastico e quasi vivo sotto i vostri palmi.
Il riposo dell'impasto
Avvolgete la vostra creazione nella pellicola trasparente. Questo riposo di 30 minuti a temperatura ambiente è fondamentale: permette al glutine di rilassarsi, rendendo la sfoglia molto più facile.
L'incastonatura: il segreto di Orgasta
È qui che avviene la magia. Dividete l'impasto in quattro. Appiattite leggermente ogni pezzo e cospargete il tartufo grattugiato direttamente sulla pasta. Passando poi la pasta al mattarello, il tartufo si allungherà e si incastonerà nelle fibre della semola. Il risultato? Una pasta incredibilmente profumata.
Il taglio e la cottura
Tagliate le vostre sfoglie di pasta in tagliatelle o fettuccine. Il profumo che si sprigiona è già un invito al viaggio. Immergetele in una grande pentola di acqua bollente salata. La cottura è istantanea o quasi: 2-3 minuti bastano per raggiungere la perfezione al dente.
Il consiglio di degustazione
Per non mascherare il gusto del tartufo incastonato, evitate le salse pesanti. Un semplice filo di un ottimo olio d'oliva o una noce di burro di centrifuga fuso basterà a esaltare gli aromi.
Volete praticare questa tecnica? L'incastonatura del tartufo richiede una certa manualità per non strappare la pasta. Venite a testare questa tecnica durante i nostri prossimi laboratori firmati Orgasta.
Buon appetito!


